
venerdì 24 ottobre 2014
RIDEFINIZIONE CONTEMPORANEA DEL SESSO

lunedì 10 giugno 2013
INNAMORARSI… perché mai?!
Quando mi innamoro seguo delle tape. La prima di tutte è la negazione: Io innamorata? Figuriamoci!
La seconda è la superlativizzazione di lui che è più intelligente, più bello, più divertente… Insomma, più tutto e più figo di me. Fra me e lui ci aggiungo tanta di quella roba! Facendo di lui una sfida per me e il mio ego problematico!
Quando mi innamoro vedo tutte le qualità che lui ha e aggiungo delle altre, cosi che arrivo a un passo dal venerarlo come un dio, ma la catasta di robe da me ammucchiate mi spaventano, cosi che mi allontano prima che nella mia mente possa formarsi la frase “lui è unico” il che sarà il segnale che mi sono fottutamente innamorata.
Tutto questo mimimi è il motus operandi della carta La Luna, che mi frena dal seguire l’stinto, che mi porta a mordermi la lingua per non pronunciare frase “lui è unico”. Mordo le labbra pure mentre scrivo. Non si può dire, nemmeno sussurrare, tale formula magica che fa crollare qualsiasi barriera.
sabato 19 gennaio 2013
LA STELLA essere se stessi è equilibrante!
Ci sono giorni in cui le cose inaspettate ci fanno sentire piccoli. Quel giorno, io già mi sentivo oltre i limiti della piccolezza. Uno di quei momenti in qui la mia fragilità è ben raccontata dai mei cappelli, che scapigliati insistono in seguire i mei stati d’animo. Non mi ero preparata (con i rituali di bellezza del caso) per essere guardata, eppure l’universo mi regalò, di vedermi riflessa negli occhi dell’altro in bellezza. Solitamente io non ho barriere, sono toccata sia dal bene che dal male e sbaglio molto per questo. Spesso quando ho davanti qualcuno che ha dubbi, io mi vedo in lui, ma quel giorno lui non aveva dubbi, e io non avevo dubbi. Mi ha mostrato la certezza con parole gentili. In quel mio momento particolare, bellezza, gentilezza e certezza erano per me doni graditissimi. Sorpresa, sentendo la voglia di toccare con mano i miei limiti e di capire cosa fare con quei limiti, sono rimasta ad ascoltare dall’altro, l’immagine di me che mi si delineava davanti. Ci sono giorni in cui le cose inaspettate ci fanno sentire piccoli, ma quel giorno, io desnuda da stereotipi, avevo davanti un essere umano in cui specchiarmi era un privilegio.
domenica 30 settembre 2012
CUOCHI E FIAMME tarocchianamente parlando
Certo che conoscere le persone e frequentarle a volte non è abbastanza per dare un giudizio preciso, figuriamoci guardandoli in video! Ma tarrocchianamente parlando, vi dirò cosa mi frulla per la testa:
La puntata è andata in onda. Aggiungo post scriptum qui sotto:
domenica 26 agosto 2012
LETTERA APERTA ALLA PAURA
Conosco le tue manie di grandezza e lungi da me l’idea di sminuirti. Tu sei un sentimento che è l’esperienza centrale nella vita della maggior parte delle persone. A volte hai anche stoppato i miei dribbling, ma guardando me stessa con benevolenza, vedo che il germogliare di ogni mia conquista, incominciava nel’esatto momento in cui decidevo di proseguire, nonostante il sentore della tua alitata insistente sulla nuca. Quelle volte in cui tu perdevi e io vincevo, concretizzando le espressioni del mio io e non le tue, era bello.
Anche se
Sta ad ognuno di noi scegliere di ascendere per meriti propri, tirandoci fuori dalla condizione di marionetta-gradini per l’ascesa dei furbastri indolenti, perciò avendo pieni gli zebedei della tua presenza, ti metto al bando, sapendo che se il nostro rapporto è arrivato fin qui non è nemmeno merito tuo, ma sono stata io, che ingenuamente credendoti necessaria, ti ho portata avanti con me.
Con
In me rimarrà ancora qualche timore, solo i pazzi non temono nulla, comunque dichiaro che i tuoi servizi non sono più necessari, anzi non lo sono stati mai.
Fra noi è finita. Questo è quanto.
sabato 23 giugno 2012
CEDERE IL PASSO SIGNIFICA RIMANERE SOLI.
Mescolate a tutte le raccomandazioni mammesche, mia madre mi ha insegnato moltissime cose belle, ma ho appreso anche quelle che non mi ha detto, ma mi ha messo davanti agli occhi con le sue gesta, azioni, decisioni… Ho sempre visto per tutta la mia infanzia e adolescenza (ho vissuto con i miei genitori soltanto fino ai 19 anni) mia madre che si prodigava per gli altri e con un scambio equo di energie e favori che rendeva la vita più bella, attraverso la condivisione delle cose semplici. Probabilmente per questo, sono sempre immischiata in vortici di scambi col prossimo e sono felice di questo.
Ma fra le cose che ho imparato troppo tardi è che bisogna salvare noi stesse, quando impariamo dalle nostre madri il cedere il passo al consorte.
Accidenti! Non è affatto semplice mettere in pratica questa cosa di sorpassare la propria madre, di agire in modo diverso… Ho anche io spesso ceduto il passo, messo da parte me stessa e dato in mano ad altri le chiavi della mia esistenza… Sono diventata talmente brava in questo che lo faccio anche a relazione finita… Lascio che la gente pensi che sono ancora con lui (anche se viviamo in case separate), per la sciocca idea che questo possa essere cosa buona, per il semplice e idiota motivo che nella frazzioncina dalle idee medioevale dove vivo alla gente fa comodo vivere cosi.
Non è che a furia di cedere il passo ci si dimentichi a cosa servono le gambe?
E se poi i luoghi dove arrivare finiscono nel dimenticatoio?
Echecazzo! Questo è un mondo di uomini e una donna che cede il passo è spacciata ancora prima di incominciare qualsiasi camminata e soprattutto è sola (indipendente dal fatto di vivere o meno in una relazione), cedere il passo è più che ritrovarsi sola, è anche ritrovarsi sperdute e atroffizate alla vita. Diventare una zoombie-donina-per-bene, che senza un petegolezzo al giorno va in crisi di astinenza con convulsioni di bile contro le altre donne.
E' ora che io accetti di sorpassare mia madre e soprattutto di non cedere il passo ai altri perché tanto con le gambe mie non saprebbero nemmeno cosa fare.
E’ ora che io accetti di spalancare le braccia alle cose belle che la vita mi dona senza immollarmi nell’altare delle privazioni far felici gli altri.
Forze la salvezza stia nel vedere attorno a noi le donne atrofizzate per quello che sono: sempre pronte a dispensare consigli su come cedere il passo... Le guardo e vedo quello che non voglio diventare.
Nè come le donnine per bene nè come mia madre.
Credo che essere Mary possa bastare.
lunedì 2 gennaio 2012
REBUS IRRISOLTO…
Mi chiedevo se esistessi davvero qualcuno che fossi abbastanza per se stesso, cosi com’era?
Qualcuno che riesce a vivere al di fuori del banalissimo vortice dei comuni mortali cercatori di plenitudine nel denaro, nel sesso, nel dovere compiuto… Uno sicuro, con circostanze fredde di dura razionalità, piantato su questo pianeta con solidità e pesantezza… Mi chiedevo se non fossi una noiosissima creatura alla Spock.
Amore e amicizia hanno un prezzo, ma l'essere solitario spesso non si dà agli altri perché è avaro di se stesso e dietro al pseudo mistero probabilmente sguazza nel nulla.
Eppure, invece di scappare, mi sentivo tentata di allungare la mano e fare sentire alle mie ditta quel che da me appariva cosi lontano, estraneo apparentemente estremo…
Il faccia a faccia con la solidità dell’altro per l’insicuro, per me, è una sfida a non scivolare nel sentirmi in dovere di compiacere l’altro.
Questa
Ci sono altre cose per me e io ci sono per tante altre cose.
Non so quali strade percorrerò nella evoluzione della mia vita, ma la vita è l'arte dell'incontro. Da ogni incontro si impara da se stessi, sopratutto quando l'altro è cosi generoso da permetterti di specchiarsi nei suoi occhi.
Questo è quanto.
sabato 10 dicembre 2011
LA TORRE cambiamenti che fanno male
Di questo arcano avevo già scritto qui.
La torre viene ferita dal fulmine nella sua rigidità. Cosi come tante cose possono ferirci in forma liberatoria, sfidandoci a compiere transizioni, che altrimenti non affronteremo.
A volte la felicità può arrivare dopo rivelazioni dolorose, crollo di illusorie maschere sociali, pulizie nelle proprie emozioni, sentimenti spazzati via... Momenti di rottura talmente grandi che niente è come prima, ma non è indolore smettere di patrocinare le proprie prigioni con l’inerzia che serve a tenerle in piedi.
Allora io cambio, miglioro, ma che fare con quel certo rancorino nei confronti dei “fulmini” a volte a forma di persone, che ci obbligano a tali cambiamenti?
Devo ancora crescere, intanto cambio…
domenica 20 novembre 2011
CHE L’AMORE NON SIA ZAVORRA
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo ma non li crei.
Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore,
ma non le tue idee.
Perche’ loro hanno le proprie idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo,
non alla loro anima.
Perche’ la loro anima abita nella casa dell’avvenire,
dove a te non e’ dato di entrare,
neppure col sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro
ma non volere che essi somiglino a te.
Perche’ la vita non ritorna indietro,
e non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.
(Khalil Gibran)
sabato 22 ottobre 2011
TEMERE LA VITA E' QUASI COME ESSERE MORTI
"La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura". M.Kundera
"...la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare" Giovanotti
Seguire l’istinto può portarci impadronirci dei segreti della vita attraverso la conoscenza del nostro proprio cuore, ma se abbiamo una “mente semplice”? (mi chiedo io) dobbiamo difenderci dal finire come la delicata e ingenua Ofelia, morta fra i fiori e l’acqua?
Se amare è non temere l’altro, l’amore richiede più intelligenza di quanto ci raccontino nelle fiabe.
giovedì 1 settembre 2011
domenica 12 giugno 2011
QUATTRO VOLTE SI
venerdì 27 maggio 2011
ANCORA RICICLAGGIO…
Per arredare l’evento PAN IERI, ho usato materiali riciclabili a portata di tutti
Sistemazione dell’orticello di piante spontanee commestibili, in bottiglie riciclate
L’orticello abbinato alle spiegazioni di Gian Carlo Lombardi…
L’orticello è il risultato del lavoro che avevo incominciato qui
Per un racconto fotografico più ricco vi consiglio una cliccata su PAN IERI
Grazie a tutti quelli che hanno pensato positiva con me.
domenica 15 maggio 2011
IL PANE É CULTURA CHE SI MANGIA
Noi brasiliani siamo aperti e curiosi. Naturalmente attratti dal conoscere l'altro e di farci conoscere. Non ci spaventa il mischiarsi con la diversità dell'altro, tanto siamo noi stessi un miscuglio di razze, etnie... Cosa che spesso ci fa agire in modo autocelebrativo come se il mondo ci appartenesse...Siamo multietnici per davvero. Tutte cose che messe assieme ci pongono (come popolo) all'avanguardia delle relazioni sociali internettiane e non... Sarà per questo che non sto mai zitta?
Spesso mi chiedono: "Cosa ci fai qui, in queste montagne? Te che vieni da Rio?!"dentro di me dico "Che palle... Ancora sta domanda?"
"Destino..." rispondo e rido... quando mi va.
Che la mia diversità rispetto agli altri causi stupore, può anche essere naturale, ma è innaturale che si ignori la ricchezza dello scambio d'idee col diverso da noi. Come brasiliana, sono passionale.
Il principio della passione ci porta a confonderci con quello che abbiamo attorno, con interesse e curiosità.Io mi sono appassionata al luogo in cui vivo e facendo uso dalla mia smania brasiliana di socializzazione ho ideato un evento, PAN IERI, in cui raccontare questo luogo e perché no? Anche un pocchino di auto celebrazione di tradizioni e cultura di un luogo cui placidità rasenta l'inerzia, ma che ha tanto da mostrare.
Da molti mesi lavoro per fare in modo che qui, in questa frazione di montagna ci sia un evento di interazione fra singoli cittadini e aziende, il che è promuovere lo sviluppo del luogo in cui viviamo perché sia il pane che l'interazione sono primordialmente fondamentali
mercoledì 30 marzo 2011
RAPITA DALLA PRIMAVERA

mercoledì 16 marzo 2011
SCELTE DI VITA

Per chi come me ha vissuto molte vite in una
sola vita, calpestato sangue, dribblando corpi ammazzati nel ghetto (ma questo è discorso per un altro post), piace guardare la vita. Eppure mi sono soffermata su rappresentazioni fotografiche on line di donne morte, smuovendo i ricordi nell'apposito dimenticatoio dei piccoli e privati Vietnam a cui sopravviviamo. Ho sbirciato le morti che hanno preceduto le mie rinascite.
Le morti delle fotografie sono diverse da quelle che ho conosciuto. Non sono sporche.... Non fanno paura... Si presentano quasi affascinanti, attraenti allo sguardo. Come le pubblicità che ci mostrano cose da desiderare.
Simili ai momenti in cui scegliere il desiderio di vivere non è né semplice, né scontato. Simili a tutte le camminate solitarie verso psicosi... Cose che fanno male, come i momenti in cui si scegliere di darsi a persone a cui permettiamo di considerare le nostre premure come servizi, il nostro darsi come dovere.
Simili alle scelte di darsi alle piccole morti degli orgasmi di chi non si ama, per motivi economici.

A precedere ogni rinascita c'è la morte, nostra o di qualcun'altro.
Riprendendomi dal vedere in quei ritratti le morti mie, di mia madre, di mia sorella... Ho pensato all’arcano XIII che è trasformazione, rinascita in modo diverso.
Probabilmente le intenzioni delle foto sono più tetre di come io riesca a percepirle, ma vedere il bicchiere mezzo pieno è la mia condanna e la mia salvezza.
Noi frutti del ghetto carioca, siamo autocelebrativi per natura. Cosa poco comprensibile per la mentalità europea.
Ogni persona vede quello che la vita le ha stampato nelle retine... In queste fotografie di Angelo Cricchi, vedo donne creatrici di vita, portatrici di seduzione, pane e poesia, che hanno deciso di accendere la miccia autodistruttiva che tutte noi portiamo dentro.
Dopo essere stata rapita da queste immagini, ho girato volentieri pagina, per fuggire alla pretesa di aver compreso tutto, per sfuggire al pensiero che non c'è più alcun piacere da provare. Con l'iperattività che mi tiene in costante movimento (anche quando a volte sembra di essere su un tapis roulant) verso cibo, risate, musica, godimento, orti da coltivare... Come una carioca, con l'allegria pompata nel sangue da un cuore ingenuamente presuntuoso...
... Passa il tempo e queste foto mi ripiombano davanti agli occhi... Mi ricordo i rovi potati in me stessa e le scelte di padroneggiare la gioia più che la malinconia.
Buona vita a tutti, che la voglia di provare i piaceri non ci manchi e la capacità di essere felici anche.
sabato 26 febbraio 2011
NON SARA’ MAI CHE IL MAMMISMO SIA LA GENESI DEL BUNGA-BUNGA?
Voi ancora non lo sapete, ma fra qualche giorno Joana farà sesso… Sarà un pomeriggio caldo, come dovrebbero essere le domeniche ai tropici, ma lei non è spensierata come dovrebbero essere le tredicenni.
Oggi Joana ancora non sa che il suo primo uomo sarà un Italiano… Quello che saprà è che lo straniero e il chiosco di frittelle le sembreranno l’oasi… Dopo l’ultimo boccone, sapendo che presto lo stomaco ritornerà a reclamare cibo, pronuncerà il fiacco si che si perderà nel bagliore degli occhi dello straniero.
Lei riderà del suo buffo accento, come sanno ridere i nativi dei mondi traboccanti di vita… Lui le assorbirà volentieri la risata, come piace fare ai nativi dei mondi privi di vita.
Gli occhi a mandorla di Joana saranno dolci, grati delle gentilezze. Spalancati nel sentirsi speciale. Dentro a quello sguardo lui vedrà se stesso e si compiacerà.
Lei guardandogli i capelli grigi dimenticherà i pensieri titubanti e le trippe che in combutta con i piedi stanchi l’avevano portata da lui.
Una scolaresca di adolescenti chiassosi e alla moda gli passerà davanti, seguiti dallo sguardo di Joana, finché non spariranno dietro all’angolo…
Dalla finestra dell’albergo, lo spirito fanciullesco uscito dal magro corpo rimasto sul letto, osserverà lo straniero andare via, verso l’aereo che lo riporterà dalla moglie, con i figli adolescenti e chiassosamente alla moda… Tornerà nel suo paese, dove tante donne sono state nelle piazze per contraddire il modo in cui viene mostrata la donna.
Chi sono i viaggiatori-predatori del sesso a buon mercato? Sono gli stessi consumatori del sesso in vendita nelle strade italiane? Sono fra quelli che nei bar lodano le prodezze sessuali di Berlusconi?
Chi sono le loro donne? Sorelle, madri, moglie, figlie... nemmeno una santa donna capace di colpire agli zebedei a fin di bene?
L'importanza di manifestare in piazza vale anche quando molte donne tacciono con gli uomini che hanno davanti? Chi gli ha insegnato il credo del diritto divino del pene di prevalere sul dovere di resa della vagina?!
Non sarà lo sguardo perdonante del mammismo la genesi del bunga bunga?
Difficile classificare draghi e puttanelle, perché quando guardi l’abisso lui ti ricambia lo sguardo, ma guardarsi in faccia è sempre un buon inizio.
Non sappiamo nulla di Joana, ovunque essa sia, ma se non ora quando?
giovedì 18 novembre 2010
GIORNATA INTERNAZIONE DELL'UOMO

Oggi, il 19 novembre, è la giornata internazionale dell'uomo.
Cosa potrei mai dire sull'uomo io, che sono cresciuta credendo nell’esistenza dell’uomo megaestupendamentemeraviglioso. Che fossi principe, che fossi azzurro, pur che fossi uomo… Ero sicura che lo avrei trovato! Tanto una brava ragazza DEVE finire cosi.
Qualle donna non ha mai creduto di possedere super poteri, a guidarci verso la materializzazione dei propri sogni cenerentoliani?
Siamo ricche di speranze noi donne…
Poi arriva l'uomo, arrivano i figli, il mutuo… Si fanno i conti con la fede nel prescelto… Col barcollamento della fede all'evidenza che aver modo di pensare alla lista della spesa durante il sesso non è cosa buona.
Molte donne sono convinte che la bravura femminile
stia nel tacere sulle cose che possono far vacillare la fede dell'uomo in se stesso.

Molti uomini ( i deboli) ci tengono che la propria donna alimenti in loro il mito di essere principi, anche quando non lo sono e noi donne siamo bravissime a fare finta che vada tutto bene e anche di fantomatici orgasmi (che ancora sto cercando di capire come si fa), tutto può essere utile per non rischiare di annegare nel mare delle nostre aspettative. Tutto pur di evitare che il poco principesco e gongolante rospetto si dia al bungabunganesimo o alla ricerca di chi le veneri il fallo (anche dietro compenso) come prova testosteronica dello scopo ergo sono.
Non è che a credere di più nella favola sia l'uomo a cui serve vedersi sempre, comunquee possentemente principe azzurro?
Quanto a me, sono ancora abbastanza stupida da credere nell'esistenza dell'uomo megaestupendamentemeraviglioso.

Col passare degli anni credo più me stessa, che nella idealizzazione della'altro.
Ci serve essere la persona giusta per noi stessi e soltanto allora, potremmo attrarre chi fa per noi, scansando in allegria i ranocchi ricercatori di ruoli principeschi.
domenica 12 settembre 2010
EROS E THANATOS vivere come morrire ci appartiene
Orfeo era un poeta e musicista. Le muse le avevano insegnato a suonare la lira donatagli da Apollo. La sua musica ha persino superato nell’incanto il canto delle sirene. La sua padronanza dello strumento era tale da incantare ogni creatura con la sua musica e la sua poesia, ma lui amava soltanto la ninfa Euridice.
Euridice per sfuggire alle molestie di Aristeo fu uccisa dal morso di un serpente.
Orfeo sconsolato penetrò negli inferi con la sua lira, disposto a convincere Ade, signore dell’oltretomba, a ridargli la sua amata al mondo dei vivi.
Arrivato nell'Oltretomba, con la sua musica incantò Caronte (guardiano traghettatore delle anime) e col suo canto riempì gli inferi.
Persefone, moglie di Ade, commossa dalla sua musica e dal suo dolore, persuase Ade a lasciare che Euridice tornassi sulla terra.
Ade accettò, ma alla condizione che Orfeo precedessi Euridice per tutto il cammino fino ai confini col mondo dei vivi senza mai voltarsi indietro, finché non fossero tutti e due fuori dagli inferi.Durante il tragitto in salita Euridice segui in suono della lira di Orfeo, che le
camminava davanti senza voltarsi, ma esattamente sulla soglia degli Inferi, Orfeo pieno di dubbi si voltò e Euridice scomparse all'istante ingoiata dalle tenebre per l'eternità.
Da allora Orfeo perse ogni spirito combattivo e rifiutò il canto e la gioia, da quel momento non desiderò altro che la morte. Cosi fece offese le Menadi, donne seguaci di Dioniso che lo uccisero e si cibarono di parte del suo corpo, gettandone il capo nell'Erebo… Ogni creatura vivente pianse la sua morte, le ninfe indossarono il lutto e i fiumi s'ingrossarono per il troppo pianto.
L
a sua lira venne invece infissa nel cielo, e formando costellazione.
dell'avvenire, senza voltarsi mai ci porterà al successo.