domenica 12 settembre 2010

EROS E THANATOS vivere come morrire ci appartiene

Orfeo era un poeta e musicista. Le muse le avevano insegnato a suonare la lira donatagli da Apollo. La sua musica ha persino superato nell’incanto il canto delle sirene. La sua padronanza dello strumento era tale da incantare ogni creatura con la sua musica e la sua poesia, ma lui amava soltanto la ninfa Euridice.

Euridice per sfuggire alle molestie di Aristeo fu uccisa dal morso di un serpente.

Orfeo sconsolato penetrò negli inferi con la sua lira, disposto a convincere Ade, signore dell’oltretomba, a ridargli la sua amata al mondo dei vivi.

Arrivato nell'Oltretomba, con la sua musica incantò Caronte (guardiano traghettatore delle anime) e col suo canto riempì gli inferi.

Persefone, moglie di Ade, commossa dalla sua musica e dal suo dolore, persuase Ade a lasciare che Euridice tornassi sulla terra.


Ade accettò, ma alla condizione che Orfeo precedessi Euridice per tutto il cammino fino ai confini col mondo dei vivi senza mai voltarsi indietro, finché non fossero tutti e due fuori dagli inferi.

Durante il tragitto in salita Euridice segui in suono della lira di Orfeo, che le camminava davanti senza voltarsi, ma esattamente sulla soglia degli Inferi, Orfeo pieno di dubbi si voltò e Euridice scomparse all'istante ingoiata dalle tenebre per l'eternità.

Da allora Orfeo perse ogni spirito combattivo e rifiutò il canto e la gioia, da quel momento non desiderò altro che la morte. Cosi fece offese le Menadi, donne seguaci di Dioniso che lo uccisero e si cibarono di parte del suo corpo, gettandone il capo nell'Erebo… Ogni creatura vivente pianse la sua morte, le ninfe indossarono il lutto e i fiumi s'ingrossarono per il troppo pianto.

La sua lira venne invece infissa nel cielo, e formando costellazione.

Eros e Thanatos, pulsioni di vita e morte sono due dimensioni del nostro essere e guardare indietro non è vivere, riporta in vita chi amiamo o resuscita le cose del nostro ieri. Soltanto andare avanti fidandosi dell'avvenire, senza voltarsi mai ci porterà al successo.

La carta della morte, l'arcano XIII dei tarocchi, più che di morte parla di trasformazioni, perché nulla finisce, ma tutto si trasforma.
Essere pronti alle trasformazioni è vivere, perché la vita è mutevole e noi con essa. Allora trasformiamoci e viviamo.

2 commenti:

amatamari© ha detto...

Hai saputo trasmettere un grande insegnamento!!! Mi piace moltissimo la tua serie sui tarocchi, e sono proprio felice che l'hai ripresa.
E questa era la carta che aspettavo: andare avanti, trasformarsi, vivere...
:-)
Grazie|||

Mary Valeriano ha detto...

Non è semplice spiegare la carta della morte, perché a guardarla viene subito da pensare male... Io cerco sempre di vedere la positività di ogni cosa, allora ho risaltato gli aspetti positivi di questa carta... Anche per me è un momento di trasformazione e mi ci voleva proprio questo arcano.