Spesso le nostre vite sono come torri costruite su fondamenta franose, le innalziamo nei cieli, le facciamo durare nel tempo, isolandoci nel piccolo mondo della torre, per difendere il proprio territorio. Cercando di non far caso alle fondamenta su cui poggiamo. Dimenticandoci di innalzare noi stessi e continuando a sostenere la torre.
Dopo il diluvio, con la terra ancora copiosamente irrigata, gli uomini, rimasti in pochi, piuttosto che disperdersi a coltivare i campi, si riunirono per innalzare una torre, che arrivasse fino al cielo, a Dio. La costruzione della torre di babele, intendeva essere un atto d'amore, ma strada facendo gli uomini divennero cosi orgogliosi della propria opera, che nessuno coltivava più i campi... Allora Dio creò la diversità delle lingue e gli uomini partirono alla conquista della terra tornando a lavorarla.
Che senso ha cercare Dio in cielo, se non lo cerchiamo sulla terra?!
La carta della torre invita a domandarci sulle nostre certezze, a comprendere che anche nella torre più alta, solida e bella, bisogna tenere conto della debolezza di ogni singolo mattone. Che a volte, anche una costruzione enorme, se non doveva essere eretta, andrebbe rasa al suolo, lasciando spazio a nuove cose e liberandoci dalle mura opprimenti. La torre è il crollo delle certezze.
La caduta di Adamo ed Eva, cacciati dal paradiso, significa sofferenza, ma significa anche che devono ricominciare da capo, avendo davanti nuove possibilità.
